# Sulle nature dell’universo vol. V

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- Authors: [Johannes Scotus Eriugena](https://www.bookquiver.com/johannes-scotus-eriugena)
- Publisher: Mondadori
- ISBN: 978-88-0467-607-2
- Pages: 648
- Published: 2017-09-12
- Language: it_IT
- Binding: Hardcover

## Description

« Dunque ora non tenderà forse la mano per cogliere anche il frutto dell’albero della vita e mangiarne e vivere in eterno?», domanda il Maestro, citando il terzo capitolo della Genesi , in apertura del libro V del Periphyseon . La questione è centrale nella filosofia, nella teologia e nell’immaginario stesso di Giovanni Scoto,﻿ questo straordinario pensatore irlandese che, in pieno Medioevo, è capace di sovvertire la tradizione. Perché si tratta di vedere come con quelle parole la Genesi non predichi condanna e morte, ma invece prometta « il ritorno della natura umana a quella stessa felicità che aveva perduto peccando». Giovanni Scoto, allora, riorganizza la sequenza biblica e unifica le quattro immagini, « quella del tendere la mano, del cherubino, della spada di fiamme e della via che conduce all’albero della vita, come quattro inseparabili simboli di speranza per l’umanità». È un tratto di quella originalità della quale è cosciente l’autore stesso. Il quale si serve della sua conoscenza dei Padri greci per moltiplicare le immagini come in una girandola. Ecco la lievitazione, ecco l’aria « totalmente trasformata nello splendore del sole, a tal punto che niente appare in essa se non la luce: per quanto la luce sia una cosa e l’aria un’altra, pure la luce predomina nell’aria sicché sembra esservi soltanto luce». Ecco il « ferro liquefatto», che pare trasformarsi in fuoco. Proprio con l’aria e con il fuoco Giovanni Scoto sembra ritornare, come in un grande cerchio, all’inizio di Sulle nature dell’universo . Ma passando alla « celebrazione dell’unione finale della natura umana tutta con Dio», l’ultimo libro del trattato costituisce una nuova, eclatante interpretazione dei testi fondanti della cristianità. « L’interpretazione», scrive Peter Dronke, « che tiene insieme la mano tesa dell’uomo con il cherubino e la spada di fiamme, la via e l’albero della vita e l’accensione del fuoco, è tale da confutare ogni suggestione di barriera o di minaccia. Trasforma ciascun dettaglio in un auspicio del ritorno. Nella sua tecnica di trasformazione, mostra quello che Coleridge chiamò il “potere esemplastico” dell’immaginazione. È l’opposto del distinguere signiﬁcati allegorici separati; è una capacità di uniﬁcare le immagini, fondendole invece di lasciarle come ﬁli separati. Nei rari momenti alti come questo, l’immaginazione fa di più che radunare: dà a più significati un’unica forma.»